Quanto sono buone le feste per il nostro organismo? - Gruppo Bonvicini Gruppe
Quanto sono buone le feste per il nostro organismo?

Quanto sono buone le feste per il nostro organismo?

I prossimi giorni saranno quelli delle abbuffate, dei lauti pranzi durante i ritrovi natalizi compatibilmente con le raccomandazioni e le ordinanze da rispettare per evitare il più possibile ipotesi di contagio in corso dell’attuale periodo pandemico per infezione da SARS-CoV-2. Ma qual è il rischio di farsi del male dopo essersi seduti a tavola alimentandoci in modo non corretto o esagerato? Lo chiediamo al Dott. Alberto Meggio, gastroenterlogo presso la Casa di Cura Bonvicini.

Che tipo di “cattivi incontri” possiamo fare quando andiamo a mangiare?

Possiamo incorrere in due tipi di problemi. Il primo è rappresentato dal REFLUSSO GASTROESOFAGEO corrispondente ad una condizione che si sviluppa quando il refluire del contenuto gastrico in esofago determina sintomi dovuti al contatto di questo tipo di materiale in un ambiente in cui non può stare. In particolare parliamo di bruciore epigastrico alto o retrosternale che può risalire sino in gola, rigurgito ed a volte dolore. Questa manifestazione clinica può interessare il 20% della popolazione adulta nei paesi ad alto tenore di vita.

Il secondo problema è costituito dalla DISPEPSIA (“cattiva digestione”), rappresentata da un gruppo di sintomi interpretati spesso in modo eterogeneo sia da parte dei pazienti che degli stessi medici ma che si possono raggruppare in tre ordini di disturbo: Senso di ripienezza, pesantezza, talora con nausea postprandiale dovuto alla persistenza prolungata di cibo nello stomaco, sazietà precoce fin dall’inizio del pasto tale da impedire a volte la prosecuzione dello stesso ed infine un dolore localizzato in sede epigastrica-stomaco.Si stima che ne soffra ben il 30% della popolazione.

Va aggiunto che non infrequentemente i due tipi di problemi si intersecano, si sovrappongono e non di rado si associano pure alla sindrome dell’intestino irritabile con le caratteristiche del gonfiore e dolore localizzato in sedi più basse associati a disturbi dell’alvo.

Preme anche ricordare che troppo spesso dai pazienti (ma a volte anche dagli stessi sanitari) i disturbi a carico dell’”stomaco” vengono definiti impropriamente come “gastrite” termine questo che si riferisce in realtà ad una condizione infiammatoria derivante solo da un preciso dato istologico ottenuto dopo prelievi bioptici in corso di un’indagine endoscopica o al massimo secondaria ad accertata ingestione di farmaci o agenti lesivi assunti in “acuto” (es. eccesso di bevande alcooliche).

Quali sono le terapie, a grandi linee, senza entrare troppo nei dettagli, che vengono adottate per tali condizioni?

Gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo et al…) rappresentano la miglior terapia per ottenere la risoluzione dei sintomi da “reflusso” nella gran parte dei pazienti soprattutto nelle forme di media- elevata entità mentre nelle forme più lievi e/o sporadiche si può ricorrere a prodotti “antiacidi” che agiscono proteggendo localmente la mucosa danneggiata rappresentati dai più noti alginato, sucralfato, magaldrato, idrossido di alluminio e magnesio e i più recenti “dispositivi” di barriera costituiti da associazione di acido ialuronico e polimeri. Quando ci troviamo di fronte invece a forme di rigurgito e/o “dispeptiche” possiamo utilizzare i cosiddetti procinetici quali domperidone (gravata da maggiori effetti collaterali la metoclopramide), levosulpiride o triciclici: farmaci un po’ datati ma sempre efficaci e che non sono stati affiancati da altri più recenti molecole in quanto in questo campo la ricerca è ancora complessa e difficile.

Ma se volessimo proporre anche dei consigli di “buon senso” o “fai da te” soprattutto qualora il dottore non fosse rapidamente contattabile, a cosa dovremmo ricorrere?

Domanda opportuna soprattutto se pensiamo che una persona su tre può incorrere in questi disturbi e quindi tale elevata frequenza induce spesso a trovare un modo per “arrangiarsi” soprattutto se queste condizioni sono saltuarie (come appunto potrà accadere in questo periodo) sempre che non siano associate ai cosiddetti segni d’allarme (calo rapido di peso, vomito alimentare, sospetti sanguinamenti…) evenienze queste che richiedono un consulto specialistico per valutazioni diagnostiche aggiuntive. In primo luogo si devono evitare le grandi abbuffate di cibo in quanto lo stomaco è un organo con una sua capacità limitata e ne potrebbe conseguire un rallentato svuotamento del materiale ingerito con successivo dolore da distensione oppure risalita verso l’esofago per dilatazione dello sfintere esofageo inferiore con secondaria comparsa di rigurgiti e bruciori. Si raccomanda inoltre di non cercare rimedio nell’assunzione dei famosi “digestivi” a base di amari, superalcolici, caffè corretti in quanto privi di fondamento scientifico e che, qualora sortissero qualche effetto benefico, questo sarebbe secondario semplicemente ad un effetto placebo a scapito comunque dell’introduzione in eccesso di calorie. Altro suggerimento importante è quello di lasciare trascorrere almeno un paio d’ore prima di eseguire sforzi fisici e di coricarsi soprattutto alla sera, momento della giornata in cui il pasto deve esser più leggero. Non si insisterà mai abbastanza nel consiglio di evitare cibi grassi, fritti, dolci e piccanti, anche questi in grado di alterare la motilità esofago-gastrica. Attenzione poi all’ingestione di birra e vino ingeriti in quantità eccessiva (passi per un calice di vino buono…) in grado di stimolare abnorme secrezione gastrica e così pure di superalcolici capaci questi di lesionare – “corrodere” direttamente la mucosa. Va poi bandito il suggerimento di utilizzare il “vecchio” bicarbonato di sodio che oltre a non esser risolutivo può condurre a problemi di ritenzione idrica specie nelle età più avanzate. Facciamo inoltre attenzione a quella che sta diventando una sempre più frequente cattiva abitudine vale a dire distrarsi troppo mentre si è a tavola guardando TV e telefonini o parlando troppo, concentrandosi poco su una masticazione lenta ed accurata, perché in tal modo si rischia di ingurgitare involontariamente dell’aria (circa 5ml per ogni deglutizione) e scatenando successivi gonfiori postprandiali e/o eruttazioni fastidiose. Infine non si deve tralasciare il rischio, specie appunto in questi momenti di convivialità, di incorrere nel frustrante problema dell’alitosi causato dall’ingestione di cibi ricchi di grassi animali che vengono poi metabolizzati in composti volatili col respiro oppure ricchi di aglio, cipolla magari anche annaffiati da alcool… della serie come si può trasformare un gioviale momento di compagnia in un imbarazzante “fuggi fuggi” dal desco!

E dopo tutte queste indicazioni specialistiche e di “buon senso”, nonché anche qualche “sgridata”, può dirci se esiste a suo parere un modo per mangiar bene e non star male?

Secondo alcuni dati riscontrati nella popolazione italiana, calcolati per una vita media di 82 anni, passiamo 4 anni della nostra vita a cucinare e 6,5 anni a mangiare. Quindi direi che “cibarsi” rappresenta un momento rilevante e pure piacevole della vita. Basti pensare anche all’”esplosione”, negli ultimi anni, di programmi TV e di mass media, con tema l’arte del cucinare e della buona ristorazione. Per tutte queste riflessioni mi pare che si possa ritenere giusta la vecchia frase “mangiare è uno dei piaceri della vita”, purché, vorrei aggiungere, lo si faccia bene ricordando come afferma Silvio Garattini che “oggigiorno con la globalizzazione, la disponibilità di nuovi cibi e di nuove mode alimentari non sempre sono compatibili con un’alimentazione razionale”. Da studi di popolazione è emerso che con una corretta alimentazione si può prevenire circa l’80% delle malattie cardiovascolari e ben il 90% dei casi di diabete. In Italia tradizionalmente abbiamo la “fortunata” possibilità di seguire una dieta considerata molto vicina ad una dieta ideale: la cosiddetta dieta mediterranea (già considerata anche patrimonio dell’Unesco), regime alimentare equilibrato con adeguata varietà di macro e microelementi che rende inutile tra l’altro, l’impiego oggi molto diffuso di integratori alimentari.

Termino infine, dopo aver considerato COSA la letteratura ci consiglia di mangiare, con un bell’aforisma della più grande nutrizionista statunitense del secolo scorso, Daise Davis, a riguardo di COME dovremmo alimentarci quando ci sediamo a tavola (anche nei prossimi giorni): “Fai colazione come un re, pranza come un principe e cena come un povero”.

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