L’importanza di riconoscere quando il cuore è stanco - Gruppo Bonvicini Gruppe
L’importanza di riconoscere quando il cuore è stanco

L’importanza di riconoscere quando il cuore è stanco

La Casa di Cura Bonvicini di Bolzano è preparata ad affrontare questa patologia tipica della terza età.

Per scompenso cardiaco si intende quella condizione in cui il cuore non ce la fa a pompare e fornire sangue in maniera sufficiente a tutti gli organi, o ce la fa ma sforzandosi troppo: questo porterà a un peggioramento progressivo della qualità della vita, persino in assenza di sintomi, ad ospedalizzazioni dalle quali non ci si rimetterà del tutto, a una riduzione dell’aspettativa di vita.

Come spiega il Prof. Andrea Erlicher, specialista Cardiologo presso la Casa di Cura Bonvicini ed esperto di insufficienza cardiaca, “lo scompenso cardiaco colpisce quasi una milione di italiani ed è la prima causa di ricovero tra gli over 65, circa 190mila persone ogni anno, per un costo di circa 3 miliardi di Euro. Durante il ricovero il 3,8% dei pazienti muore, dopo due mesi la malattia provoca il decesso o un nuovo ricovero nel 30-50% dei pazienti. La mortalità a un anno dalla dimissione è del 20-30%, a 5 anni del 40-50%. E se si pensa che una persona su cinque sopra i 40 anni svilupperà scompenso nel corso della vita è intuibile come arrivare e curare per tempo sia determinante”.

Eppure non accade sempre. Perché si pensa che quel po’ di affanno a salire le scale, la stanchezza, il deterioramento della memoria o il gonfiore ai piedi e gambe siano “mali” dell’età. E invece è il cuore che sta cominciando a dare i primi – quasi sempre inascoltati – segnali.

Sintomatologia
“I sintomi sono tanti – spiega il Dott. Erlicher -. Mancanza di energia, senso di stanchezza, affanno, all’inizio facendo degli sforzi, ma poi anche a riposo o addirittura di notte. E poi il gonfiore a gambe e piedi, perdita di appetito, addome gonfio, deterioramento della memoria, confusione. E poi quella fame d’aria, che qualche volta migliora mettendosi seduti che è tipica della malattia”.

Come si tratta
Lo scompenso cardiaco va trattato precocemente. “La tempestività è fondamentale – sottolinea il Dott. Erlicher – , perché anche senza sintomi la malattia continua ad agire. Rimuovere per tempo le cause dello scompenso o prendere efficaci contromisure terapeutiche, può impedirne l’evoluzione o comunque rallentarla. Si capisce, quindi, l’importanza di una diagnosi precoce. L’esame diagnostico essenziale è l’ecocardiografia che consente di evidenziare con grande sensibilità la presenza della disfunzione contrattile grazie alle ultime applicazioni – come ad esempio lo studio della contrattilità attraverso la deformazione delle fibre muscolari cardiache – e al contempo di valutarne le cause, la gravità e le possibili conseguenze”.

La cause sono a volte rimovibili, come nel caso delle malattie delle valvole cardiache o delle arterie coronariche.

“In ogni caso – prosegue il cardiologo – è importante migliorare lo stile di vita: smettere di fumare, limitare lo stress, muoversi, mangiare sano con poco sale e grassi, ridurre le calorie se si è in sovrappeso. L’attività fisica deve essere consigliata dal medico cardiologo, dopo esami strumentali. Ma è importante che il paziente, anche se affetto da insufficienza cardiaca già sintomatica si muova, per taluni pazienti è infatti indicata anche una terapia riabilitativa individualizzata”.
“Per quanto riguarda il i farmaci si utilizza un cocktail che comprende diuretici, ACE inibitori o spartani, beta-bloccanti e antagonisti dell’aldosterone. Da poco più di un anno (e questo dopo circa 15 anni in cui non ci sono state novità sostanziali), si è aggiunta una nuova classe farmacologica, gli inibitori della neprisilina che, alla luce di importanti studi clinici, sembrano aggiungere efficacia alle nostre terapie. Dall’insieme delle terapie – conclude il Dott. Erlicher, soprattutto se iniziate a tempo debito, ci attendiamo non solo in un allungamento dell’aspettativa di vita ma anche in un miglioramento della sua qualità: una riduzione della fame d’aria e della stanchezza tipiche dello scompenso tali che il paziente possa tornare gradualmente ad una vita più attiva”.