Prevenzione alcologica: alcune pillole del gastroenterologo - Gruppo Bonvicini Gruppe
Prevenzione alcologica: alcune pillole del gastroenterologo

Prevenzione alcologica: alcune pillole del gastroenterologo

Convivialità, aggregazione o fuga? Gli effetti negativi dell’alcol forse non si conoscono abbastanza. L’approfondimento del Dott. Meggio aiuta a capire il confine tra uso e abuso.

L’alcol rappresenta in Europa il terzo fattore di rischio per disabilità e mortalità con costi sociali che sono stati stimati in 400 miliardi di euro (Lancet 2010) ed elevati indici di mortalità: in Italia muoiono per questa causa 25.000 persone (ISS 2010). Questa letalità è correlata all’aumentata incidenza di tumori, non solo a carico dell’apparato digerente (bocca, faringe esofago e fegato) ma anche di altri apparati quali distretto laringeo nonché sedi fino a poco tempo fa non direttamente coinvolte dal contatto di questo agente quali mammella e colon. A ciò si devono, infine, aggiungere gli effetti da danno cronico a carico di organi quali pancreas, fegato e sistema nervoso senza scordare il rischio delle interferenze tra alcol e molti farmaci che possono minare da un lato l’efficacia delle terapie, dall’altro l’equilibrio della condizione sociale ed ambientale di tali soggetti (in ambito lavorativo e alla guida di autoveicoli con rischio aumentato di mortalità per incidenti stradali).

Assai controverso è il discorso relativo alla soglia “limite” di assunzione delle bevande alcoliche sotto cui si possa considerare un suo effetto positivo e al di sopra invece possa determinare gli effetti dannosi appena menzionati. Tutto potrebbe partire dalla cultura della “dieta mediterranea” dichiarata anni fa “patrimonio dell’umanità dall’Unesco” e che aveva suggerito il consiglio di un consumo giornaliero di 1-2 bicchieri di vino rosso ai pasti. Negli ultimi anni è altresì nata la tendenza a seguire lo slogan less is better (meno è meglio), adottato in occasione della promulgazione della Charter on Alcohol di Parigi. Questa rappresenta la sintesi delle ultime evidenze scientifiche riassumibili nella difficoltà d’identificare i limiti di consumo alcolico tollerabile e mai raccomandabile perché l’alcol è un tossico e un noto cancerogeno pure a piccole dosi. L’impatto al netto di riferiti effetti positivi per alcune patologie (cardiopatia coronarica, diabete tipo 2, colelitiasi) ma verificate peraltro solo in uomini per quantità di assunzione veramente moderate e comunque che non devono eccedere la soglia di 10 grammi (meno di un bicchiere al giorno) è stato definito (dati OMS e ISS) comunque negativo. Tali effetti possono esser infatti eliminati se, anche occasionalmente, si perde la connotazione del bere moderato indulgendo a situazioni di consumo eccessivo e ingurgitando in un tempo ristretto 5-6 bicchieri di bevande alcoliche, evento non raro negli adulti e ultimamente noto pure tra i giovani (che praticano il binge drinking del fine settimana). Anche nelle più recenti evidenze IARC – International Agency for Research on Cancer – non sono identificabili “dosi soglia” sotto le quali non si corrano rischi, in quanto questi crescono progressivamente con la quantità di alcol indipendentemente dal tipo di bevanda e forse legati a polimorfismi genetici individuali, anche a dosaggi considerati moderati.

Ci sono poi delle false credenze sull’alcol da stigmatizzare (non solo in ambito gastroenterologico) di seguito riassunte:

  1. l’alcol non aiuta la digestione (al contrario altera lo svuotamento gastrico);
  2. gli alcolici non dissetano anzi possono disidratare;
  3. l’alcol non dà forza semmai, per la componente sedativa, riduce l’affaticamento ed eventuale dolore;
  4. non è vero che l’alcol di vino e birra fa meno male rispetto ai superalcolici: vi è solo contenuto in minor quantità;
  5. non è vero che le birre analcoliche ne siano totalmente prive;
  6. è falso che l’alcol riscaldi o sia afrodisiaco.

CONCLUSIONI

Il termine prevenzione è spesso sovrautilizzato, obsoleto e non seguito da fatti coerenti in quanto, per esser attuato, deve coinvolgere molteplici settori della vita non solo sanitari soprattutto se, grazie ad essa, vorremo avere nei prossimi anni un futuro Servizio Sanitario migliore (Silvio Garattini). Nei confronti dell’alcol, componente degli stili di vita umani che, a tal fine, in futuro, dovrà necessariamente essere modificata dovremo perseguire due obiettivi. Nella fascia d’età adulta continuerà l’indicazione ad un suo utilizzo consapevole, di buon senso ed in linea con le raccomandazioni scientifiche. Nell’età giovanile invece è necessario accendere potenti riflettori. Il 14% degli adolescenti tra gli 11 e 15 anni ingurgita alcolici in una sorta di iniziazione che potrebbe portare ad un successivo mancato controllo: i numeri parlano di 600.000 giovani in questa condizione presenti in Italia! I danni, in particolare in tale fascia d’età, possono esser ingenti perché non è ancora raggiunto il completo sviluppo della corteccia cerebrale prefrontale (che compare solo dopo i 20-25 anni) unica sede in grado di attuare il controllo e la conseguente percezione del rischio di questo elemento dannoso. Gli attuali investimenti di pressione diffusiva mediatica svolta dal marketing, dalle false notizie e anche dai social network capaci di esercitare sui giovani fascinosi messaggi e proposte dell’alcol come valore, incrementano notevolmente il rischio dei così detti binge drinker di questa fascia d’età e dell’aumento di altri consumatori a rischio, quali i settori di popolazione disabile e disagiata, più che mai in questo momento di crisi pandemica da Covid-19 difficilmente controllabile.

La prevenzione migliore per combattere questi rischi deve nascere non solo dall’apice della piramide organizzativa ma anche e forse soprattutto dall’esempio di una maggior coerenza e di impegno portato in seno agli individui e alle famiglie.