Gennaio, il mese della prevenzione del tumore al collo uterino

Gennaio, il mese della prevenzione del tumore al collo uterino

La prevenzione nasce anche da una buona informazione. Per questo, ci teniamo ad approfondire anche il tema del tumore al collo dell’utero, in quanto questo è il mese dedicato alla sua prevenzione. Il Prof. Dott. Sergio Messini, Specialista in Ginecologia della Casa di Cura Bonvicini chiarisce vari aspetti di questo tumore e ci fornisce informazioni importanti per una prevenzione efficace.

Il cancro del collo uterino è a livello mondiale il primo killer per neoplasia maligna femminile. Nelle nostre società occidentali, invece, ha ormai un’incidenza rara, a seguito della diffusa prevenzione, fondata essenzialmente sul test di Papanicolau (Pap test), che pressoché tutte le ns. donne reputano importante eseguire regolarmente.

Negli ultimi anni, peraltro, si sono evidenziate alcune novità importanti.

È stato riconosciuto, che la causa dell’alterazione cellulare, che porta al cancro del collo dell’utero, risiede nell’infezione da uno o più dei 72 ceppi di Papilloma virus (HPV), che è un virus a trasmissione sessuale e coinvolge entrambe i sessi e tutte le aree “sessuali”, non solo la cervice uterina.
Pertanto la vaccinazione contro l’HPV, ora disponibile, sarebbe la soluzione assoluta, alla problematica, realizzando una vera prevenzione primaria, se fosse diffusa estensivamente ad oltre il 90% della popolazione.
Purtroppo, in Provincia di Bolzano solo una minoranza di persone esegue questa vaccinazione: dovrebbero essere vaccinati tutti i 13enni femmine e maschi. È importante diffondere nelle famiglie l’importanza di eseguire a tutti Le/i giovani la vaccinazione ena-valente anti-HPV, che protegge per oltre il 95% non solo dal cancro del collo dell’utero, ma anche da altre neoplasia delle aree “sessuali” (vagina, vulva, pene, ano, faringo-laringe) oltre che da malattie non neoplastiche, ma comunque molto sgradite come la condilomatosi.

Il Pap-test, che è un esame citologico sulle cellule cervicouterine, prelevate in corso di visita ginecologica, è stato recentemente sostituito come test di prevenzione secondaria di base, dall’ HPV-test, che ha il beneficio di essere eseguito da
una macchina e, pertanti, di permettere una refertazione più veloce. Solo nei casi HPV positivi, viene poi eseguito l’esame citologico (Pap test).

Altra novità è rappresentata dalla possibilità di gestione dei casi positivi al test HPV non solo colla sorveglianza attiva, ma anche col trattamento con alfa-glicani. Questi sono una classe di polisaccaridi, contenuti nell’estratto standardizzato del micelio del fungo Shiitake/Lentinula edodes (AHCC®), che ha documentate capacilità di attivazione e stimolo delle difese antivirali, mediante la regolazione del reclutamento e dell’attività dei linfociti natural killer, cellule immunitarie in grado di secernere citochine e chemochine con effetto immunomodulante.

Nei casi di lesioni citologiche precancerose di collo dell’utero e/o vagina, individuate col Pap test e con la successiva colposcopia e biopsia, sono possibili attualmente trattamenti mirati di eradicazione, mediante laservaporizzazione, o escissione (FCE) eseguibili in anestesia locale ed in forma ambulatoriale.